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Sabato
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I Dolmen Caroppo I e II

Dolmen e Menhir

Dolmen Caroppo

Dolmen e Menhir sono monumenti megalitici abbastanza conosciuti e diffusi in tutta l'area di Terra d'Otranto. Sono i resti di un'antica cultura "Salentina" della quale si conosce, purtroppo, ben poco.

Spesso il loro ritrovamento o, per lo meno, la presa di coscienza che una formazione possa essere un dolmen avviene per caso o grazie all'accurata ricerca di appassionati studiosi.

Avviene così che "tavole di pietra" per centinaia d'anni usate per il lavoro dei campi possano essere identificate per quello che, realmente, sono: monumenti arcaici, muti testimoni di un periodo lontanissimo.

I Dolmen a Corigliano

Stranamente, nonostante i paesi limitrofi ne avessero in abbondanza, si riteneva che, in agro di Corigliano d’Otranto, non fossero più sopravvissute tali testimonianze. Così non è stato e, grazie alla ricerca di un giovane appassionato, Oreste Caroppo, sono stati portati alla comune conoscenza ben due dolmen.

Dolmen Caroppo

C’è, prima di tutto da dire che molto particolare è la conformazione del territorio nel quale sorgono: una dorsale rocciosa tra i comuni di Maglie e Corigliano, in altura (domina tutta la piana da Maglie alla costa). La roccia, è la tipica "Pietra di Cursi", che esposta agli agenti atmosferici ha assunto una tipica colorazione azzurrina. La pietra di Cursi, caratteristica del bacino tra Maglie, Cursi e Melpignano è più dura e resistente della più classica "Pietra Leccese". Forse è anche per questo motivo che numerosi sono i megaliti di questa zona sopravvissuti alle ingiurie del tempo.

Caroppo I e II

I due Dolmen furono scoperti da Oreste Caroppo nel 1993, dopo numerose passeggiate in campagna in un’area che egli riteneva interessante per le sue caratteristiche: la zona in altura, infatti, lasciava immaginare che fosse utilizzata per insediamenti o pratiche religiose in età arcaica.

Il giovane scopritore informò immediatamente la Sovrintendenza di Taranto e diede comunicazione alla stampa locale, il "Quotidiano di Lecce", che all’evento dedico un articolo, segnalando il nome dello scopritore.

Un interessante crinale roccioso…

Il menhi distruttoI due Dolmen coriglianesi insistono in un’area di particolare interesse, per la presenza di pietre e lastre di antica cavatura; numerosi sono i segni, infatti, derivanti dall’estrazione di pietra. I dolmen sono stati battezzati "Caroppo I", il più grande, costituito da alcuni lastroni adiacenti, e "Caroppo II", il più piccolo, con una conformazione trilitica con lastra unica di copertura.

Poco innanzi al piccolo, purtroppo ora ricoperto da uno strato di terra che il proprietario ha fatto trasportare, esiste un foro di forma quadrangolare: probabilmente, in questo punto, insisteva un menhir ormai perduto.

Ugualmente, dietro al più grande dei due dolmen è visibile, diviso in alcuni tronconi (ne abbiamo contati tre) un menhir la cui base, di forma rettangolare con il lato lungo di circa 60 cm, è ancora saldamente conficcata nella roccia del terreno.

Inutile dire che tutta l’area andrebbe sottoposta a maggiore tutela in modo da preservarne l’esistenza per il futuro. Tra le altre cose, un’edilizia, spesso incontrollata, pone seri rischi alla sopravvivenza stessa di questi siti.

Ringraziamenti

Ringraziamo per la collaborazione e le informazioni fornite per la realizzazione di questo documento il Sig. Oreste Caroppo, che ci ha accompagnato alla scoperta di questi antichi monumenti.

Documento creato il 29/03/2004 (09:10)
Ultima modifica del 21/03/2011 (10:15)

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